ex ​ELBANO GASPERI JUMINDA prof 90 mt

Il piroscafo italiano Elbano Gasperi fu varato dai Cantieri Navali Odero di Genova il 24 aprile 1928, per conto della società di Navigazione Toscana.

Era una piccola nave destinata al servizio passeggeri tra l'Isola d'Elba, Piombino e le altre isole dell’Arcipelago Toscano.

Dopo l'8 settembre 1943, con l’entrata in guerra dell’Italia, La Regia Marina la confiscò per utilizzarla come posamine con il nuovo nome “F8”. Il 25 settembre 1943 il capitano di corvetta Karl Friedrich Brill , della Kriegsmarine, ricevette l'ordine di catturare la nave ancorata nel porto di Portoferraio, era l’Elbano Gasperi. La nave confiscata, fu ribattezzata “Juminda” e posta al servizio della marina tedesca con base a La Spezia.

Il nome lo deve al Comandante Karl Friederich Brill, reduce dal comando di un altro posamine che aveva appena terminato la realizzazione di una linea di mine (chiamata appunto Juminda) nel Mar di Finlandia, per bloccare la Marina Sovietica.

Fu affondato alle ore 1,45 del 23 ottobre del 1943 al largo di Porto Santo Stefano, per l'azione di tre motosiluranti statunitensi del 15° MTB Squadron provenienti dalla base della Maddalena.

La PT 212, PT 206, PT 216 in quella notte lanciarono contro lo scafo del Juminda una serie di siluri, ma solo la PT212 lo colpi con 2 siluri centrando la poppa della nave.



L’esplosione la fece capovolgere affondandola in meno di un minuto. Una foto della Pt 212 che colpì il Juminda con 2 siluri In quella notte morirono più di 60 marinai tedeschi, mentre solo sedici di loro si salvarono e furono sbarcati a Porto S. Stefano; il corpo del Comandante Karl Friedrich Brill fu rinvenuto in mare due giorni dopo e seppellito con gli onori militari il 27 ottobre 1943 nel cimitero di Orbetello per poi essere trasferito nel cimitero tedesco di Pomezia.

Le sovrastrutture della nave si alzano da un fondale fangoso di circa 95 mt. per circa 11 m. Il relitto risulta diviso in 2 tronconi principali che distano 80 mt. l'uno dall'altro lungo una rotta di 133°. Intorno al relitto giacciono varie strutture metalliche sparse sul fondo a testimonianza della devastante esplosione che ha portato il Juminda ad affondare in una manciata di secondi

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